Antiche lettere motivazionali #SQcuoladiblog #epicfail

21 maggio 2013 da Giuana



Se questo post avesse un sottotitolo sarebbe Personal Branding per negati.

Avete presente quando fate una cosa, una qualsiasi, che vi sembra venuta bene e poi vi accorgete che forse andava fatta in un altro modo e di ah, cazzo.  Avete presente? A me capita abbastanza spesso, è colpa della mia fretta di fare le cose e di finirle.

L'ultima volta mi è capitato l'altro giorno, quando ho inviato la mia lettera motivazionale per la selezione alla Sqcuola di Blog, un master a distanza in Social Media Marketing a cui sono ammesse soltanto 30 persone ed è totalmente gratuito. Insomma, una roba figa e gratuita, perché non provarci?? Ho fatto il test di preselezione e inviato il mio CV. In attesa di svolgere il secondo test d'ammissione, ho preparato la mia bella letterina motivazionale. 

Nulla di tradizionale o noioso, ho utilizzato quello che è quotidianamente il mio stile di scrittura e il mio modo di raccontare la vita. Le leggete qui, non è segreta.


"Mi chiamo Giovanna, ho 33 anni, una figlia, un compagno, un cane, due pesci rossi, un orto sul terrazzo e ho deciso di provarci, fiduciosa verso quel detto che dice tentar non nuoce.
Ci provo perché troppe volte nella vita ho detto 'non provo nemmeno tanto non ho possibilità'.
Il primo passo è stato il blog, aperto per scommessa verso me stessa: scommettiamo Giovanna che anche questa volta abbandoni? Scommettiamo che non ce la fai? Scommettiamo che ti farai demoralizzare come al solito? Ho iniziato così, un po' vergognosa, con poco orgoglio, quasi di nascosto. 
E' andata a finire che ho vinto io. Per una volta ho vinto davvero. 
Ho vinto perché ho trovato una cosa che mi piace e che mi impegna. Ho vinto perché questa cosa non la lascio per strada come tutte le altre. Ho vinto perché il mio blog è una bellissima appendice di me, mi rende più felice lui della terza di reggiseno che sogno da una vita. Nella vita ho partecipato a ben poche selezioni e concorsi, sicura del fatto che non sarei mai arrivata uno. Una volta sola ho vinto: un biglietto gratuito per un concerto dei Take That a Milano, nel lontano 1994. Biglietto che avevo già, così quello vinto l'ho rivenduto sul posto a 100.000 lire, peggio di un bagarino napoletano. Quelle 100.000 lire le ho spese tutte in gadget, originali e non, con quella doppia T rovesciata che tanto mi faceva battere il cuore. Sono un'eterna adolescente, una sognatrice, una che ama il batticuore, una che per ricordarsi di avere 33 anni deve appuntarselo su un post-it. Sono una che da sempre è in lotta con se stessa, con il suo corpo soprattutto.

Mi porto dietro da 32 anni un fondoschiena di almeno 2 taglie più grosso del resto del mio corpo. Vivo afflitta da uno sdoppiamento di corporatura: 42 sopra, 46 sotto. Un amico anni fa mi disse: ti ho conosciuta da seduta, quando ti sei alzata pensavo ti fossi scambiata la parte di sotto con la tua vicina.
Sono campionessa olimpionica di procrastinazione, il mio mantra è tra un minuto. Tra un minuto lo faccio. Tra un minuto mi alzo e vado a correre. Se raccogliessi tutti i minuti dei miei "tra un minuto" probabilmente ne uscirebbe un anno. Tenendo conto che ho 33 anni, considerando che ho iniziato ad adottare tale pratica  a 4 anni, calcolando una media di 10 "tra un minuto" al giorno, il calcolo dovrebbe essere: 33-4 fa 29, anni.
Un anno è fatto da 365 giorni, quindi 29x365 fa 10.585 giorni da moltiplicare per 10 "tra un minuto" al giorno.
Ora, il "tra un minuto" vale più o meno due minuti: il minuto in corso e il minuto che deve passare. Quindi, 10.585x20 che fa 211.700 minuti. Se un giorno è composto da 1440 minuti, io ho accumulato all'incirca 147 giorni. 137 giorni sono più o meno 5 mesi.

Ho 5 mesi di ritardo su tutto, è ora che mi dia una mossa."

Non è male, no? Trovo che mi rispecchi in pieno e che il mio spirito passi chiaramente attraverso le parole. Sono soddisfatta.

Così l'ho inviata, la lettera. In Word, capite? E' una lettera.

Poco dopo, ma davvero solo 5 minuti dopo, ho letto questo post e visto le lettere motivazionali inviate da chi prima di me è stato scelto per partecipare al master.

Muoio. #epicfail
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Oggi è il 20 maggio e non lo sapevo

20 maggio 2013 da Giuana

Quando questa mattina mi sono svegliata non avevo alcuna idea di che giorno fosse, a parte la consapevolezza che fosse un altro lunedì, non c'era altro.
Non sapevo che giorno fosse nemmeno mentre mi spazientivo con il numero verde del carro attrezzi che doveva rimuovere la mia macchina guasta e mi ha lasciato in attesa per 50 minuti.
L'idea che oggi fosse una qualche ricorrenza non mi ha sfiorato nemmeno mentre cercavo la marmellata di prugne al supermercato.
Poi sono tornata a casa, ho acceso il computer e il post di Barbara mi ha ricordato che oggi il 20 maggio ed esattamente un anno fa c'è stato il terremoto in Emilia, un evento drammatico che, fortunatamente, non mi ha colpito in maniera diretta.
La scossa l'ho sentita, e come se l'ho sentita!
Dormivo, nel nostro letto della casa di Parma, quella che ora abbiamo lasciato.
Ricordo che stavo sognando di andare in bicicletta quando all'improvviso la strada si è riempita di buche e io ho iniziato a ballare, a sussultare. Mi sono svegliata e ho guardato lui, sveglio come me ma calmo, a differenza mia. Il lampadario sopra di noi oscillava vistosamente, le grucce dentro l'armadio tintinnavano una contro l'altra. Anita dormiva nel suo lettino e non si è accorta di nulla.
Ho sentito il palazzo risvegliarsi, qualche vicino è uscito sul pianerottolo preoccupato, nulla di più.
Ho subito controllato Twitter e letto l'allarme di chi era nel centro del terremoto o poco lontano.
Non ho più dormito e, esattamente come dopo L'Aquila, credo che il sonno di tutti sia definitivamente cambiato. Io e la mia famiglia non abbiamo subito danni, così come le nostre case e quelle dei nostri parenti. Il terremoto ci ha scosso, non ha lasciato danni fisici, ma non mi sento nemmeno di dire che non ha lasciato nessun segno. Per settimane abbiamo dormito con lo zaino pronto vicino alla porta, chiedendoci se poi, in caso di necessità, saremmo stati pronti a muoverci nel modo giusto.
Ho pensato, forse per la prima volta, a quanto la casa sia importante, a cosa rappresentino queste mura che circondano le nostre famiglie e le nostre vite. Senza casa cosa fai?
Oggi, 20 maggio 2013, nel mio piccolo, con la forza di un dolore che non ho provato ma che ho visto e avvertito, ricordo le vittime del terremoto ringraziando di avere ancora una casa in cui tornare. Una casa che, pur piccola che sia, è una casa accogliente, calda e vivace, ed è mia.

Gli emiliani, gente forte e sanguigna, hanno ricominciato, chi col botto e chi in sordina, ma tutti hanno ricominciato. E ha ricominciato anche lei, la Terremomamma, che ho iniziato a seguire dal primo post e che ora finalmente è tornata, brillante e in forma, con una storia da raccontare e una storia da costruire.


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SuperPaquito di Imaginarium: mi piace!

16 maggio 2013 da Giuana

In famiglia siamo tutti attrezzati di i-dispositivi, perfino la nonna ora ne ha uno, che ovviamente non sa usare. Anita, due anni e mezzo, ha iniziato a usare il touch screen molto presto, forse troppo a detta di molti. Dal canto mio, la cosa non mi ha meravigliato più di tanto: fa parte della generazione dei nativi digitali e la sua intera vita sarà caratterizzata dall'uso massiccio della tecnologia, molto più di quanto lo sia la nostra ora.  Fatta questa premessa, è normale che io abbia accettato con entusiasmo di testare il nuovo SuperPaquito, il tablet per bambini di Imaginarium, se non altro per riappropriarmi del mio ipad, requisito dalla piccola per guardare Peppa Pig come se non ci fosse un domani.

Arriva dunque il giorno in cui SuperPaquito giunge a casa nostra e lei, dopo una prima occhiata un po' diffidente, lo liquida con uno dei suoi famosi è butto. (ndr. il parere è butto è stato espresso anche nei confronti del suo nuovo cappello preferito, del libro da cui non si separa mai e del suo adorato cane).
E' così che per circa una settimana lei diventa padrona dell'ipad e io di SuperPaquito. Quello che leggerete dunque è il mio parere e non quello di Anita.

Cos'è SuperPaquito? E' il regalo che ogni bambino vorrebbe ricevere e che, a parer mio, ogni genitore dovrebbe essere felice di poter regalare al proprio figlio. Un tablet pensato, disegnato, assemblato e prodotto appositamente per i bambini, con tecnologia e design di altissima qualità, che non ha nulla da invidiare ad un tablet standard. Non ho intenzione di annoiarvi con una serie di specifiche tecniche di difficile comprensione, per quello ci sono il sito dedicato e tante altre recensioni su blog geek e hi-tech, ma voglio parlarvi di quello che ha colpito me.

SuperPaquito è un tablet con sistema operativo Android e applicazioni scaricabili sia da Google Play che da Paquitoland, una piattaforma online di contenuti che Imaginarium ha selezionato per i più piccoli. SP è dunque un terminale che, di base, sappiamo già usare, basato su un sistema operativo made by Google, garanzia di qualità, e Paquitoland è un negozio sicuro in cui i bambini possono trovare contenuti adatti a loro. VOTO 9 (non è un 10 solo perché sono abituata ad iOS e non ho l'abitudine ad usare Android)

La funzione Parental Control è ciò che fino ad ora ho snobbato sulla tv ma che tra un paio di anni mi salverà da brutte sorprese, perciò le ho dato un'occhiata da vicino. Credo che la possibilità di impostare quanti e quali contenuti il bambino possa raggiungere, piuttosto che il tempo massimo di utilizzo o gli indirizzi con i quali possa liberamente scambiare email, sia un grande valore aggiunto. Se è vero che noi genitori digitalizzati dobbiamo arrenderci al fatto che i nostri figli siano nativi digitali, è anche vero che le aziende devono darci la possibilità di fare la nostra parte perché, per quanto mi riguarda, la tecnologia deve aiutare a migliorare la vita, non a renderla più difficile. VOTO 10

Il diario degli obiettivi e delle cose da fare, impostato dal genitore e utilizzato dal bambino, è al tempo stesso una cosa che mi piace e mi spaventa. Se da un lato mi attira l'idea di poter impostare cosa mia figlia deve fare in un determinato giorno, che sia riordinare la sua stanza o buttare la spazzatura, dall'altro lato mi angoscia un po' il fatto di doverle dare un voto o una stellina al termine del lavoro. Mi ricorda un po' quelle famiglie americane maniache del controllo che vediamo in S.O.S. Tata, dove il genitore giudica il figlio che non ha il permesso di sbagliare. Non sto criticando, sto solo "pensando ad alta voce" cercando di farmi un'idea precisa in merito. Voglio che mia figlia abbia delle regole e che sappia autogiudicarsi, ma voglio anche che possa sbagliare in modo che impari a rimediare. Lo avreste detto che la tecnologia avrebbe influenzato decisioni così importanti e profonde? VOTO 6 +

Dopo due settimane di test, alcuni giorni anche tra le mani della piccola Diana, di quasi 5 anni, SuperPaquito è tornato a Imaginarium, lasciandomi con buone sensazioni e tante domande per il futuro.
Nonostante io e Anita l'abbiamo testato poco, mi è piaciuto e l'ho consigliato ad un'amica come regalo per il figlio di 6 anni già abituato ad usare iPad.

Se proprio devo trovargli un piccolo difetto, forse il prezzo, 249€, è un pochino elevato: è vero che è un tablet a tutti gli effetti, ma forse si poteva stare intorno ai 200€...o forse no, la qualità si paga!


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MammaCheSogno il #mammacheblog

15 maggio 2013 da Giuana

Questa ve la devo raccontare perché credo che la pazzia sia ormai vicina, molto vicina.
La prossima settimana, esattamente il 24 e il 25 maggio, si terrà a Milano il MammaCheBlog Social Family Day, evento che aspetto con trepidazione da circa un anno, più o meno da quando lasciai il Quanta Village al termine dell'edizione dello scorso anno.
Oltre che un'ottima occasione per imparare e confrontarsi, è anche una delle poche occasioni, forse l'unica, in cui posso riabbracciare o incontrare per la prima volte alcune delle mie "amiche di rete", l'equivalente 2.0 dell'amico di penna con cui ci scrivevamo alle medie per il progetto di lingue.

Sono così ansiosa ed eccitata all'idea di quei due giorni che me li sogno pure di notte!

E' capitato proprio la notte scorsa, dopo una cena a base di bastoncini di pesce e insalata.
Arrivavo al MammaCheBlog con un look assurdo, bello ma assurdo, e subito incontravo Laura e Lucia. Laura arrivava da Roma nonostante un piede rotto, Lucia la accudiva chiedendole ripetutamente se le servisse qualcosa. Dopo un breve scambio di battute, ognuna si è diretta verso i propri MomClass con la promessa di rivedersi poco dopo. Laura, evidentemente troppo sensibile, ci salutava in lacrime.
Io, nel frattempo, mi accorgevo con conseguente attacco di ansia, di essere arrivata da Piacenza senza nessun cambio per la notte e per il giorno dopo, senza soldi e senza telefono. Agitatissima ho cercato in tutti i modi una soluzione, ritrovandomi a camminare verso la Stazione Centrale, raggiungibile solo attraverso una passerella senza protezioni a 30 metri d'altezza.

Poi mi son svegliata, grazie al cielo.

Ora, la domanda è: di questo passo in che condizioni ci arrivo al MammaCheBlog?
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Credevo fosse amore invece era un alpino

13 maggio 2013 da Giuana

Questa è la storia di una che si è ricreduta e ha cambiato idea. Fino a cinque giorni fa mi esprimevo definendo l'evento che stava per coinvolgere la mia città come "la calata degli Unni", oggi son qui che penso a quanto sia stato bello.
A Piacenza, da giovedì a domenica, c'è stata l'Adunata Nazionale degli Alpini.
Se non ne avete mai vista una organizzatevi per andare a Pordenone il prossimo anno o, ancora meglio, sperate che la vostra città la ospiti al più presto. Credetemi, non si può dire di aver vissuto finché non si è vista un'adunata degli alpini.

Mi sono ricreduta, si.
Quello che mi spaventava e mi infastidiva al pensiero dell'arrivo di oltre 400.000 persone si è rivelato essere soltanto uno stupido pregiudizio. Sono tanti, è vero, sono spesso sempre ubriachi, è vero, ma sono belli. Belli da vedere, da ascoltare, da conoscere e da vivere. Sono una folla festante, piena di energia, dal più giovane al più vecchio. I vecchi, loro, dovreste vederli!
Io non ce l'ho ora a 33 anni lo spirito che hanno loro!

Non posso negare che qualche disagio ci sia stato, a partire dal traffico fino alla puzza di urina (che se ne andrà con la prima pioggia o con un buon lavaggio delle strade), tutte cose comunque ampiamente sopportabili e ripagate da un'energia pazzesca che ha permeato ogni più piccolo anfratto di questa piccola città.

Una città bellissima, che si è risvegliata dal torpore in cui noi cittadini dalla mentalità forse un po' troppo chiusa la facciamo vivere ogni giorno. Piacenza è bella e non si capisce come mai non riesca a sbocciare, ad esplodere, come hanno già fatto altre città come Parma e Reggio Emilia. Credo che i piacentini tutti, istituzioni in primis, debbano fermarsi un attimo a riflettere, raccogliere quanto di buono sia uscito da queste quattro giornate di festa e dare la possibilità a questa città di vivere.
Non voglio fare politica e nemmeno dare consigli laddove non è il mio campo, ma credo sia possibile trovare la giusta via di mezzo tra il mortorio di sempre e il caos di questi giorni. Non pretendo un'adunata alpina ogni settimana, ma un po' più di apertura si! E che cavolo, a Piacenza ci sono locali che devono chiudere a mezzanotte perché i vicini del quartiere si lamentano della musica! Dai su, è musica e per di più una sola sera la settimana! A Piacenza se vuoi fare una manifestazione, un concerto o una qualsiasi cosa di vagamente interessante e originale devi: avere il consenso di tutti gli abitanti nel raggio di un km, chiedere il permesso al comune promettendo che a mezzanotte manderai tutti a letto, che ripulirai tutto, riasfalterai la strada e darai la cera ai san pietrini, convincere i commercianti che hai vicino a partecipare promettendogli che guadagneranno qualcosa altrimenti col cacchio che tengono aperto, farti pubblicità da solo perché gli altri col cacchio che te la fanno, fare in modo che possano raggiungerti con la macchina perché il piacentino non è un camminatore e, last but not the least, pregare San Gennaro e tutti i santi dell'universo perché non piova.
La pioggia è ciò che più temiamo a Piacenza, peggio delle sette piaghe d'Egitto.
Forse da noi non è ancora cessato l'allarme per le piogge acide di Chernobyl, non so, sta di fatto che per i piacentini la pioggia è come la cryptonite per Superman.
Come ha scritto uno dei miei contatti su Facebook "Grazie alpini per dimostrare a noi piacentini che si può uscire anche quando piove. Credevamo fosse pericoloso." 

Come ho già detto, non sta a me giudicare o fare prediche, quel che è certo è che dopo questa ventata di entusiasmo e di divertimento ce la metterò tutta per diventare una cittadina migliore, per amare di più Piacenza, per farla amare a mia figlia e a lui (che è di Parma e Parma si sa, è meglio. Dice lui...), e per dare il mio piccolo, piccolissimo contributo al suo risveglio.

Sono stati giorni di festa pura, in cui ho cantato in mezzo alla strada, ho pedalato sotto la pioggia, ho bevuto birra, ho cercato inutilmente di convincere mia figlia a fare una foto con il cappello da alpino e ho pure preso una cazziatone da un barbuto signore per aver chiamato piuma la loro adorata penna.

Anita si è divertita da morire, ad ogni penna che vedeva partiva con un ciao alpini!!, ha assaggiato un po' di confusione, ha lottato con un alpino che voleva a tutti costi metterle il cappello e poi si è girata verso di me tutta agitata dicendo mamma un alpino ha toccato mia testa!
Era delusa quando ieri sera le ho detto che gli alpini sarebbero tornati a casa, perché lei gli alpini, in questi giorni, li ha cercati ovunque, anche nel naso.




PS. per vedere un po' di immagini della festa vi rimando al sito PiacenzaSera dove ne troverete delle bellissime!
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Una mamma liberata e fregata

09 maggio 2013 da Giuana

Sono bei giorni questi, di sole, di biciclette e di maniche corte.
Sono bei giorni perché sono quelli che aspettavo, da circa due anni e mezzo.
Dentro di me lo sapevo che prima o poi sarebbe successo, ma il timore di non superare mai quei momenti non mi ha mai abbandonato e, a dirla tutta, non lo sta facendo nemmeno ora. Ma va meglio e di questo sono felice. Di cosa parlo? Parlo del tempo con mia figlia, delle nostre giornate, di quelle piccole condivisioni che ci stanno facendo crescere insieme.
Fino a non molto tempo fa un intero pomeriggio con lei mi spaventava, mi sembrava eterno, uno spazio enorme pullulante di noia e di capricci. Ogni volta mi saliva l'ansia al pensiero di cosa le faccio fare oggi?



E' passata, quella sensazione è passata, e con lei anche la paura e la tensione.
Lei è cresciuta e io anche, il tempo ha fatto la sua parte, aiutato da una buona dose di pazienza!
Nell'ultima settimana ce la siamo goduta un sacco io e lei insieme, ci siamo divertite e abbiamo parlato tanto. Siamo andate dalla parrucchiera a fare il suo primo taglio serio, abbiamo fatto un pochino di shopping senza capricci, abbiamo contrattato l'acquisto di un passeggino micro per la bambola al posto di un gigantesco camion dei pompieri, abbiamo piantato e innaffiato le piantine dell'orto (si, sto facendo l'orto sul terrazzo, a breve ve ne parlerò!), abbiamo cantato a squarciagola in bicicletta facendoci prendere per matte da tutto il paese, abbiamo riso, ci siamo abbracciate e baciate un casino e ci siamo anche dette ti voglio bene. Bello no? Io sono felicissima, accorgermi di questo mio stato d'animo è stato un regalo bellissimo per la Festa della Mamma, mi sento una mamma liberata.

Alcuni di voi non capiranno, altri si, specie le mamme del Comitato Liberazione Mamma.
Se siete tra quelli che non capiscono, ve lo spiego.
Sembra strano, sembra impossibile, quasi assurdo, ai livelli della bestemmia, ma a noi mamme, molto spesso, fare la mamma non piace per niente. Eh si, a volte fare la mamma è bruttissimo, ci son giorni in cui fa proprio schifo! Nessuno lo dice perché non è bello, perché non è un sentimento approvato dalla società e perché noi per prime, al solo pensiero, ci sentiamo in colpa da morire.
Però è così, noi mamme a volte pagheremmo per non essere mamme anche solo per un'ora, o mezz'ora nelle giornate più infernali, quelle in cui i lamenti, le richieste e i capricci non cessano mai.
E' in quei giorni in cui, quando torna lui a casa, ci chiudiamo in bagno per un'ipotetica cacca di mezz'ora o un bucato particolarmente grosso da stendere.

Perché ora mi sento liberata? Perché finalmente è arrivato il momento dello scambio, quello in cui anche lei da qualcosa a me, quello in cui possiamo costruire e condividere, il momento della partecipazione e del dialogo. Siamo cresciute un po' e diventando grandi, si sa, si acquista ogni giorno un pochino di libertà.

Questo post lo dedico a tutte le mamme e alla mia piccola che ieri, dopo avermi strappato la promessa di cercare un camion dei pompieri per lei, mi ha abbracciato dicendo "Mamma, sei la mia mamma, ti voglio tanto bene!". 

Piccola stronzetta ruffiana, mi hai fregato un'altra volta!
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Il Peggio della Settimana #11

06 maggio 2013 da Giuana

Nelle ultime settimane, assorbita da una serie di impegni e da un mood abbastanza positivo, ho accantonato la rubrica dedicata al peggio visto in giro. Non che mi manchi è, ma ultimamente una serie di cose raccapriccianti le ho viste e le condivido con voi, in un bell'elenchino tra il serio e il faceto:

- gente che basa la propria campagna elettorale sui tagli alla politica e poi ci ripensa e i soldi se li vuol tenere tutti. Eh già, mica sono scemi, è il loro momento e non dovrebbero approfittarne??

- gente che all'esplosione del primo caldo vero, sfodera gli infradito sciabattando con gusto per la città

- gente che non teme nulla e con 25° mette ancora gli Ugg

- bambini che sparano ad altri bambini con fucili perfettamente funzionanti prodotti appositamente per loro

- genitori che comprano fucili perfettamente funzionanti al figlio che poi spara alla sorellina o all'amica...si ma per gioco, dai, so' ragazzi!

- impiegati del Senato che timbrano il cartellino e poi vanno a farsi la spesa, la ceretta, la pulizia dei denti, la colazione e il caffè con le amiche che non vedono da mesi

- il matrimonio della Marini in diretta tv

- gente, uomini e donne, che si alza la mattina e sceglie consapevolmente di indossare i pinocchietti

Ed è su quest'ultimo raccapricciante punto che vi voglio lasciare, citando Marco, meglio noto come The Queen Father, che dopo un soggiorno di una decina di giorni a Roma, ha così commentato sulla sua pagina Facebook:

"Sarà la crisi, sarà la cecità, ma in Italia c'è bisogno di fare pulizia etnica negli armadi. Vi prego, non permettete al 1987 di risorgere."
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Daddy is going to #killPeppa

02 maggio 2013 da Giuana


Tra me e il piccolo sacco di patate è un periodo di amore, bello e totale.
Un amore che però mi sta prosciugando fisicamente e mentalmente. E' una richiesta continua di attenzione e condivisione alla quale forse non ero abituato e nella quale mi sento di dare tutto me stesso. Grazie a questi momenti insieme, a questo continuo chiedermi di giocare o di fare cose, ho imparato ad ascoltarla.

Saperli ascoltare è importante, è una cosa che loro pretendono, esattamente come noi adulti pretendiamo che loro ascoltino noi.  Sono convinto che in questo modo si diventi complici e si instauri un modo di interagire molto più veloce. La baby ora capisce al volo quello che le chiedo e lo stesso vale per me: a volte riusciamo a parlarci solo con gli occhi!
Ho anche notato un lieve miglioramento sotto il punto di vista della noiosaggine, ma non voglio illudermi!

C'è però una cosa che sta incrinando questo nostro bellissimo rapporto: la ripetitività maniacale di certe cose, una su tutte, la storia di Peppa. Qui si rende necessario un piccolo preambolo: qualche tempo fa, durante una sera in cui il sonno non ne voleva sapere di coglierla, ho inventato un paio di storie con Peppa Pig e Giusy Pecora protagoniste. Storielle brevi ma carine cha hanno immediatamente conquistato la baby. Troppo, direi, e io non ne posso più.
Ogni maledettissima sera Peppa e Giusy giocano a palla e ogni sera la lanciano sull'albero, o nel fiume (piccola variante). Ogni sera la vanno a recuperare e trovano il tesoro di cioccolato, manco fossero i Goonies con il tesoro di Willy l'Orbo! Che poi, non trovate una straordinaria somiglianza tra Peppa e Slot????


La storia della Peppa mi sta facendo venire il vomito, me la chiede ad ogni ora, anche mentre fa la cacca sul vasino o in macchina in viaggio verso l'asilo. Bastaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!

A questo punto, i casi sono due: o sclero durante un racconto e mi fanno T.S.O., o Peppa muore.

La faccio morire, si. Sono senza pietà, si. Ma ormai siamo alla resa dei conti: o io o lei.

Ho pensato di farle fare una morte da eroina, magari durante un disperato tentativo di salvare George dalle fauci di un dinosauro o di uno squalo. 

Non siete d'accordo? Avete idee migliori?

Condividetele qui o su Twitter usando l'hashtag #killPeppa, ogni suggerimento è ben accetto!!


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